venerdì 30 gennaio 2015

RECENSIONE: IL REGNO DELLE OMBRE

Buongiorno a tutti! Come state? Come procede la vostra settimana? Siete pronti per il week end?

Oggi torno con una recensione, evviva! Ma non preoccupatevi, non ho ancora finito con i post da fine-inizio mese!
Il libro di cui vi parlerò oggi mi è stato gentilmente inviato dall'autore, ed il secondo di una serie. Per darvi un quadro più completo vi riporto i dati di entrambi i libri, ma sappiate che vi parlerò del secondo:

TITOLO: Il velo che ricopre le tenebre

AUTORE: Gerardo Guerra

TRAMA: Cinque amici trovano un libro antico interamente composto da pagine bianche. Chi lo legge impazzisce. A chi apparteneva il libro? Indagini, streghe, inquisizione, roghi. E ogni tanto compare pure il diavolo. Un viaggio in una Praga magica. In una Padova sconosciuta ai più. In una Chioggia da scoprire. Tra verbali di processi per stregoneria realmente avvenuti e la leggenda delle streghe della Val Camonica. 


Se volete saperne qualcosina in più vi lascio il link ad una mia breve recensione.

TITOLO: Il regno delle ombre

AUTORE: Gerardo Guerra

TRAMA: Quest'opera continua la saga de "Il velo che ricopre le tenebre", lo stesso stile modella la narrazione in modo simile allo svolgersi di un film. Durante quello che sara per tutti l'ultimo viaggio assieme i personaggi si fanno conoscere piu a fondo. La vita da studente sta per finire, ma non tutti saranno pronti a vivere. E le paure della vita si mescolano a strani presagi e visioni notturne. Qualcosa sembra essere sfuggito ai nostri eroi e la soluzione e forse legata al misterioso libretto. Ma dov'è finito l'orrido libro? Nel frattempo la situazione precipita in un mondo di incubi sempre più terribili. Fino all'intuizione fatale, in una notte di inseguimenti tra sotterranei e antichi cunicoli. Ma forse la soluzione e più terribile dell'incubo stesso. In questo libro un mondo finisce e se ne apre un altro, meno rassicurante e nuovo. La fine delle vecchie sicurezze e la costruzione di una vita futura. Il dubbio può essere fatale e l'amicizia l'unica certezza.

Ed ora tocca a me!
Un aggettivo che sicuramente si adatta a questo libro (o meglio, a tutti due) è sperimentale.

Una delle cose più particolari del libro è la forma dei dialoghi, che sono strutturati come se facessero parte non di un romanzo, ma di un copione teatrale. Questo "stratagemma" rende la lettura molto più scorrevole e veloce e aiuta a non perdere il filo. E' una cosa che mi piacerebbe trovare in tutti i libri? No, decisamente no. Però ogni tanto, molto raramente, può essere piacevole. In realtà questa domanda me la sono posta parecchie volte, durante la lettura, e la risposta che mi sono data è sempre la stessa. Ci sono un sacco di cose che ho apprezzato di questo libro, che ho trovato piacevoli e originali, ma ce se trovassi in tutti i libri mi farebbero decisamente poco piacere.

Un'altra delle sue particolarità è la suddivisione netta fra la parte ambientata nel presente e quella ambientata nel passato. Molto spesso sembrano due cose completamente separate, che procedono su due binari diversi e che non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra. Eppure gli scorci del passato sono interessanti, intriganti, incuriosiscono e stuzzicano il lettore, spingendolo a continuare nella lettura, per vedere dove tutto questo va a parare.
Sinceramente mi sono chiesta più e più volte come il passato e il presente si incontrassero, e un pochino continuo a chiedermelo, ma non è una cosa negativa e, stranamente, l'ho apprezzato.

Lo stile è sempre fresco e scorrevole, la lettura scorre veloce, senza troppi intoppi, anche se nei dialoghi l'autore usa spesso il dialetto e, se da una parte può avere il valore di rendere più naturale e più spontaneo il parlato e i dialoghi, dall'altra rallenta la lettura e rischia di far perdere il lettore (soprattutto se il dialetto non è il suo).

Avrei anche gradito qualche virgola di più, anzi, molte virgole di più. Non so se sia una precisa scelta stilistica dell'autore o un'edizione non troppo curata (e, trattandosi di un autopubblicato, propendo per la seconda ipotesi) ma la mancanza di virgole dove avrebbero dovuto esserci è stata una nota dolente. Niente di troppo pesante e niente su cui non si possa chiudere un occhio, per carità, ma visto che cerco di dire sia le cose buone che le cose meno buone di questo romanzo, mi sento in obbligo di farvi per lo meno cenno.
Sempre rimanendo nel campo dell'edizione ho particolarmente apprezzato il modo in cui l'autore ha messo le note. Senza alcuna cattiveria lo si potrebbe definire "random" nel senso che non c'erano numeri di rimando e le note non erano a piè di pagina o raccolte a fine capitolo ma erano messe in mezzo al testo (con caratteri e dimensioni da nota), più o meno nel punto in cui finiva la frase in cui c'era il loro riferimento.
Spero di non essere stata troppo confusa nella spiegazione. E questa è esattamente una di quelle cose che mi hanno fatto porre la domanda "E' una cosa che mi piacerebbe trovare in tutti i libri?" e, come vi ho già anticipato, la risposta è no, decisamente no! Però non posso dire che qua mi sia dispiaciuta.

Ora forse vi sarà più chiaro perché l'ho definito "sperimentale" ed è proprio perché in molte cose si distanzia dai canoni classici. 
Però è un libro molto piacevole, la cui lettura non è pesante, anzi! Scorre bene e sono rimasta intrigata dallo scorrere parallelo delle due storie, curiosa di saperne sempre di più. Del primo avevo particolarmente apprezzato l'ambientazione, ma ogni tanto avevo provato dei piccoli cali di interesse. Niente di troppo drammatico, mi era piaciuto anche lui, ma la lettura del secondo è stata più piacevole, anche se l'ambientazione mi ha colpito meno.

Mia mamma dice: ebbene sì! Questo libro l'ha letto anche mia madre e quindi vi riporto anche le sue considerazioni, visto che, di solito, se legge un libro che mi è stato inviato dall'autore mi rende poi partecipe (e spesso mi è stata d'aiuto per le recensioni!). Anche il suo parere è stato positivo, ha detto che è stata una piacevole lettura, molto scorrevole e, anche lei, ha preferito questo secondo volume al primo. Però ha trovato pesante l'uso del dialetto, che rallenta la lettura e che spesso l'ha fatta distrarre  e perdere.

Voto:

E voi? Conoscete questo libro o questo autore? Vi ispira?
Buone letture!
S.

4 commenti:

  1. Io sono una brutta persona e non sapevo che Il regno delle ombre fosse un seguito, poco male dato che l'hai detto subito. Ho saltato la trama e letto le tue opinioni. Mi sembra che sia un romanzo particolare, molto particolare. C'è da dire che forse certe caratteristiche bisogna saperle prendere per il verso giusto e non so se sarei in grado di farlo, dovrei provarci.
    Peccato per le virgole latitanti, quello è un difetto vero e proprio a mio avviso.
    Carinissima l'aggiunta dell'opinione della mamma *^* Ed è bello che leggiate assieme ♥

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    Risposte
    1. Ma che brutta persona! :) Direi che non è esattamente famosissimo, quindi sei più che giustificata :)
      Sono contenta di averti incuriosita :) E per le virgole sì... ti do ragione! Le virgole penso siano il segno di punteggiatura più bistrattato in assoluto, poverine loro!

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  2. Ciao a entrambe. Ebbene sì sono l'autore. Mi fa molto piacere sapere di avervi interessate col/coi miei libri. La parola sperimentale è più che corretta: lo stile è postmoderno e faccio molti tentativi stilistici. Per non chiamarli veri e propri salti mortali sul filo dell'inchiostro: il dialogo a quattro al bar di Parigi con citazione lirica della Boheme di Puccini per esempio. Tutte cose che o piacciono o fanno schifo, difficilmente c'è una via di mezzo. Del resto il romanzo classico è stato scritto da gente più brava di me e di altri: Tolstoj, Dostoevskij etc.
    Riguardo alle virgole ti riferisci ai dialoghi? Perché fuori dai dialoghi difficilmente le mie frasi sono lunghe: oggetto, predicato, complemento, possibilmente oggetto. Nei dialoghi invece volutamente le ho omesse spesso. Perché non tutti le pronunciano, a volte si parla senza soluzione di continuità. Poche persone parlano con calma mettendo punti e virgole nei posti giusti. Infatti Flavio nel primo libro parla con virgole e maiuscole perfette; e lui infatti è il più istruito.
    Vabbeh ciao mi ha fatto piacere leggere i vostri commenti.
    Sto scrivendo il terzo e ultimo della saga, ma mi ci vorrà un bel po' di tempo. Sianna ti spedirò sicuramente il finale.
    Ciao ciao
    Gerardo

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